Il sottile potere dello “stare”

Negli ultimi tempi ho scoperto la magia dello “stare”.

Occupandomi di orientamento energetico, di strategie e di coaching per il ben-essere e la crescita personale, ho una naturale predisposizione all’azione consapevole che pratico e consiglio partendo dalla meravigliosa energia dell’Intenzione che è la scintilla che spesso può dare il via ad un profondo processo di trasformazione personale.

Poiché però le cose non sono mai come sembrano, ho capito che anche il NON fare e lo “stare” semplicemente in presenza nel “qui e ora”, è un potente atto di trasmutazione, di crescita e di potere personale.

Stare è molto diverso dal non far niente o far finta di nulla. Stare è una scelta coraggiosa che parte da una profonda consapevolezza delle emozioni, delle frustrazioni, delle continue intromissioni della mente che propone l’azione spesso perché attivata da tempeste emozionali interiori. Stare è affidarsi e rimanere al tempo stesso attenti, presenti e disponibili a cogliere le opportunità e i segnali che la magia della vita ci possono offrire. Non dobbiamo sempre necessariamente intervenire. La nostra società è sempre più programmata sulla successione fare – avere – essere (faccio il terapista, ho tanti soldi/pazienti, sono realizzato) mentre la natura ci insegna che è l’essere che determina il fare/avere (un albero di mele è un melo e fa le mele che noi mangiamo).

Gli animali sanno stare. Quando un gatto è ferito o ammalato sta li. Può stare fermo per ore o giorni. Anche i bambini sanno stare, nonostante la nostra nevrosi si accanisca sempre più contro di loro proponendo attività in continuazione.

Stare nelle emozioni aiuta a scioglierle e depotenziarle, stare nelle situazioni difficili aiuta la creatività ad attivarsi, stare nel dolore spesso aiuta a coglierne dei risvolti che spesso facilitano la nostra crescita…

Non è una questione di tempo e non è un alibi. A volte basta “stare” anche solo pochi minuti per depotenziare tempeste emotive o mentali. A volte lo “stare” è l’unica cosa che ci riesce dopo aver provato egoicamente a fare, provare, attivare, ipotizzare mille strategie o soluzioni.

É naturale protestare mentre “stiamo”. Tuttavia non è un problema se riusciamo a “stare” anche nella nostra protesta, oltre che nella sofferenza e ad osservarla in modo il più possibile neutrale.

Nei periodi in cui sembra che tutto vada storto, in cui fatichiamo ad attivarci, in cui esitiamo o oscilliamo tra alti e bassi, in cui la paura di non farcela, il vittimismo, la lamentela e la tristezza si alternano a tutti i goffi tentativi che mettiamo in atto per risollevarci…Stare può rivelarsi davvero la scintilla di cui abbiamo bisogno. Un po’ come dire all’universo e alla vita:”sai che c’è? Visto che non so più cosa fare MI FERMO un attimo, pensaci tu”

I filtri della percezione

Uno dei maggiori elementi di dispersione energetica è l’esistenza di “filtri” con i quali osserviamo e percepiamo la realtà  che hanno radici esclusivamente in noi a livello personale e profondo e dei quali – essendo prevalentemente inconsci – spesso non ne conosciamo neppure l’esistenza.

Ad una visione apparente e superficiale, la realtà “agisce” su di noi e  ci procura emozioni, sentimenti, stati d’animo e pensieri con i quali poi in un modo o nell’altro dobbiamo fare i conti …

Abbiamo già visto nel video relativo, come l’elemento sorpresa spesso presente nella vita relazionale, emotiva e mentale  ci permetta di “abboccare”  a situazioni di sequestro emotivo, drammatizzazione e identificazioni tali  da complicarci la vita e soffrire profondamente mettendo per di più in circolo veleni ormonali che danneggiano la nostra salute.

La stessa cosa, in maniera leggermente più attenuata, accade quando attiviamo i nostri filtri inconsci  e ci sembra che la realtà produca direttamente degli  effetti in noi.

La formula è: succede questo e io sto così; mi ha detto questo e ho sofferto; non accade qualcosa  e io mi deprimo… e altre dinamiche del genere.

Se potessimo ricordarci in tutti questi momenti d’identificazione, che siamo noi a regolare la nostra fisiologia e che ciò che accade all’esterno ha comunque bisogno del nostro “permesso” per ferirci e farci soffrire, la vita sarebbe molto più leggera per tutti.

Riusciamo a identificarci con un film, dove i personaggi “fingono” di vivere delle situazioni drammatiche, al punto di alzarci in piedi, metterci le mani davanti agli occhi o voltarci da un’ altra parte, figuriamoci nella vita reale!

Esperimenti scientifici condotti su monaci con all’attivo migliaia  di ore di pratica di “presenza mentale nel qui ora” hanno dimostrato che nessuno stimolo esterno (nemmeno rumori improvvisi e assordanti o scene raccapriccianti) ha il potere di alterare il nostro stato psico fisiologico se sappiamo controllarlo…

Ma allora, – a parte che non siamo monaci tibetani –  cosa succede?

La risposta è appunto nei filtri.

Un groviglio di convinzioni, credenze, associazioni mentali, generalizzazioni derivanti dalle nostre esperienze e dalla nostra risposta ad esse crea questi filtri percettivi che si comportano come degli occhiali deformanti.

Non sto così perché è successo quello o Tizio mi ha detto questo.

Sto così perché quando l’evento è accaduto, è rimbalzato sui miei filtri deformanti ed ha attivato un groviglio di valutazioni, interpretazioni, proiezioni, ricordi e neuro associazioni  tali da farmi soffrire. Inconsciamente ho dato il permesso alla situazione di ferirmi e se non me ne accorgo e alimento questo processo per minuti, ore, giorni o addirittura anni andrò a rinforzare e solidificare questi miei filtri deformanti  e ne sarò molto probabilmente di nuovo vittima molto presto…

Certamente  gli elementi esterni esistono e operano; Thic Nhat Hahn diceva che “dentro di noi ci sono tutti i semi e ogni tanto qualcuno viene ad innaffiare quelli della rabbia, della paura o delle altre emozioni negative”. Il punto tuttavia non è pretendere di diventare supereroi, la questione è riuscire a mandarsi amore, darci un’affettuosa pacca sul petto, riconoscere di aver attivato questi filtri deformanti  e voltare il prima possibile pagina.

Riconoscere l’esistenza di questi  filtri è un atto di responsabilità importante.

Anche se a prima vista cambia poco, perché la realtà continuerà a sembrarci capace di condizionare la nostra vita, poco per volta impareremo a conoscerli e a depotenziarli.

Certamente nei primi tempi li riconosceremo a posteriori, dopo che si sono attivati ed espressi, ma questo già basterà a non identificarci e perlomeno a smettere di alimentarli e irrobustirli.

Da un punta di vista dell’orientamento delle nostre energie non sarà necessario “accanirsi” per capire da dove provengono  e quando e come li abbiamo costruiti; sarebbe uno sforzo puramente cerebrale e sterile.

Molto più importante sarà invece capire come funzionano, cosa li fa scattare, quali interruttori li attivano, che tipo di sensazioni fisiche, emozioni e pensieri scatenano in noi.

Come al solito la cosa più importante sarà accettarli e mandarci amore  e comprensione per averli costruiti unitamente alla ferma volontà di smantellarli e accedere davvero al nostro potere personale.

Potremo provare ad immaginare come sarebbe la nostra vita senza di essi  e quali meraviglie potrebbero accadere…

Se io scopro ad esempio che il mio “sentirmi sfortunato” è un filtro, anziché giudicarmi per questo cercherò di smettere di alimentarlo, ne riconoscerò l’inutilità, proverò ad immaginare la mia vita  ad esempio da un angolatura di coscienza delle mie abilità, della mia unicità  e della possibilità che c’è in me di essere davvero artefice della mia fortuna.

Essere disponibili a “scovare” questi filtri deformanti inoltre, è anche utile per diventare più forti e  stabili nel qui e ora, perché ci permette  – non appena  avvertiamo il disagio o l’identificazione –  di spostare l’attenzione dalla fonte (presunta) del disagio che sta insorgendo all’ascolto  e alla descrizione di quello che avviene dentro di noi e col tempo e l’allenamento  può persino diventare una sfida e un esercizio di consapevolezza.

Astrologia: approccio diabolico o simbolico?

Quando si pensa all’astrologia o ai tarocchi l’errore più frequente è quello di immaginare  il messaggio dell’oroscopo o delle carte come ad  un “influenza esterna” che interviene nella nostra vita. Questo processo di separazione  (tra ciò che è dentro di noi e questa fantomatica influenza esterna a noi) e ciò che crea l’incertezza, la deresponsabilizzazione, la superstizione  e la classiche domande “Cosa succederà?” o “Cosa vuol dire?”

Il punto è proprio questo.

Credere che accada qualcosa nella mia vita  perché ho estratto una determinata carta o perché ho una determinata configurazione nell’oroscopo significa ragionevolmente credere ad una relazione causale tra le due cose, una relazione causa-effetto come quella che ad esempio mi dice che se tiro un pugno  contro un  muro posso rompermi la mano…

Quando Jung ha studiato l’astrologia e gli altri metodi mantici nel periodo tra gli anni venti e i cinquanta ha coniato il termine “sincronicità” definendo con questo nome una seria di coincidenze significative  aventi senso solo per chi le viveva e non in termini statistici.

Se io mi sveglio una mattina pensando a mia zia che non vedo e sento da molto tempo  e dopo un ora lei mi telefona questo evento è una sincronicità che ha senso solo per me che sono l’autore del pensiero  e colui che ha ricevuto la telefonata.

L’analisi junghiana dunque mette sullo stesso piano i due eventi, ad esempio il pescare una carta o avere un aspetto astrologico e ciò che accade. Anziché una catena causale caratterizzata della domanda perché, abbiamo una relazione sincronica identificata dalla congiunzione “e.”

È ben diverso dire “sono stato licenziato perché ho pescato la Torre (o perché avevo un transito di urano opposto a giove)” piuttosto che dire “sono stato licenziato e avevo pescato la Torre..”

Ragionare in termini di sincronicità ci aiuta a cogliere la contemporanea presenza di più elementi  e anche a integrare meglio la ciclicità nella nostra vita.

Ad esempio: esiste una logica che regola le orbite dei pianeti nel cielo, una logica che regola l’alternanza  delle stagioni sulla terra, una logica  che regola le fasi della crescita degli esseri viventi e molte altre…

È lecito pensare che possano esserci delle relazioni di sincronicità tra le varie logiche, le alternanze, gli archi temporali e le faccende umane: non dunque rigide relazioni causa effetto ma sottili connessioni sincroniche.

Oltre duemilacinquecento anni fa il libro biblico del Qoelet  citava: “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole” proprio per indicare come insito nella vita sia il ripetersi  di eventi e situazioni in modo ciclico.

Nella meravigliosa introduzione al libro dei King scritta nel 1948, Jung  osserva le differenze tra pensiero orientale e occidentale e parlando di sincronicità definisce la “coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualcosa di più di un mero caso….come pure fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o degli osservatori. “ e sostiene che “la mentalità cinese antica contempla l’universo in una maniera paragonabile a quella del fisico moderno..”

La scoperta della fondamentale importanza dell’osservatore  come parte integrante  della realtà della moderna fisica è un grande passo avanti per una corretta interpretazione e utilizzo dell’astrologia e degli altri metodi mantici e in questi termini sono stati fatti enormi passi avanti dall’epoca di  Jung.

L’idea che io come osservatore possa influenzare la realtà è l’esatto opposto dell’approccio  deresponsabilizzante e superstizioso che ho citato all’inizio dell’articolo e che purtroppo accompagna sovente  l’uso dell’astrologia e dei codici mantici.

La mia capacità di osservazione e l’ampiezza delle mie vedute sono collegate al mio senso di identità personale, alle mie convinzioni (consce e soprattutto inconsce)  al mio sistema di valori e di riferimenti.  Anche il mio “potere personale” inteso come capacità di intervenire attivamente nella mia vita è la risultante di molti fattori, situazioni, eventi, esperienze e scelte che ho compiuto nel corso della mia esistenza.

Per chi ci crede, oltre a questo già enorme e complesso insieme di elementi, esiste anche un Karma, in termini di continuità di memorie energetiche e spirituali, lezioni evolutive da affrontare e risolvere, legami energetici da sciogliere e consapevolizzare.

Insomma ognuno di noi è davvero un “universo” e questo meraviglioso e ricchissimo potenziale inevitabilmente diventa un fattore, in costante movimento ed evoluzione, che condiziona il presente e il futuro che stiamo co-creando!

L’astrologia e gli altri codici mantici sono opportunità per ampliare ancora di più il nostro potenziale di osservazione (e quindi trasformazione), comprensione ed evoluzione.

Conoscere questi codici è come imparare una nuova lingua: è come avere una nuova anima e arricchire enormemente il proprio bagaglio di possibilità…

L’astrologia può aiutarci enormemente a conoscere il nostro mondo interiore, a ristrutturare idee e convinzioni limitanti, a fare la pace con il passato e con le sue ferite, a riconoscere le opportunità e i segni dei tempi, a smascherare le bugie che ci diciamo, ad accorgerci e rimuovere  gli ostacoli che mettiamo tra noi e i nostri obiettivi e a costruirci un futuro migliore…

Tutto si svolge dentro di noi e tutto parte da noi.

Il termometro misura la mia temperatura e mi dice se ho la febbre, certamente non ho la febbre perché me lo indica il termometro e soprattutto non ho nessun motivo di avere paura del termometro!

Uscire dalla visione causale e superstiziosa dei codici sincronici  significa smetterla di alimentare le energie diaboliche  della separazione ( diabolos= ciò che separa) e accogliere invece le potenzialità simboliche della connessione e dell’unità (symbolum= ciò che unisce)

La delicata ricerca della via di mezzo

Siccome mi occupo di orientamento delle energie personali e mi alleno quotidianamente col cercare di dare una direzione innanzitutto alle mie, mi imbatto sovente con il tormentone della ricerca della “giusta via di mezzo” e cioè quel Buddico equilibrio ideale in cui la corda non è così tesa da rompersi ma nemmeno troppo poco tesa da non poter suonare.

È tesa al punto giusto.

La ricerca della giusta via di mezzo non è la scelta “politicamente corretta”, né un esercizio di democratica tiepidità o tantomeno un elegante forma di censura per non schierarsi.

La via di mezzo è un equilibrio sottile che tiene conto di tutte le variabili visibili e invisibili e ci permette di rimanere “semplici come colombe e prudenti come serpenti” soprattutto per ciò che riguarda il nostro comportamento, il ben-essere e la crescita personale e spirituale…

Ad esempio, in questo momento sociale difficile e impegnativo, culturalmente povero e politicamente instabile in cui dilagano modelli social di narcisismo, razzismo, superficialità e banalità aggravati dal perdurare della crisi economica, è molto facile farsi prendere dal giudizio, dall’abitudine a brontolare e dallo sdegno così come abboccare a meccanismi ipnotici di egoismo piccolo borghese o di censura. La via di mezzo in questo caso è rappresentata dall’assenza di giudizio, dal rimanere presenti a ciò che accade monitorando le proprie emozioni consapevoli che quando sono distruttive non fanno bene né a noi né agli altri; cercando di osservare il mondo in modo il più possibile neutrale attivando le risorse creative che sono sempre contenute in ogni crisi, come ci ricordava il buon Einstein in anni altrettanto oscuri.

“La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.” Tratto da Il mondo come lo vedo io – 1931

Per ciò che riguarda invece la nostra crescita personale e individuale, cercare la via di mezzo significa mantenere il buon senso e i piedi per terra unitamente a un atteggiamento fiducioso, collaborativo e creativo anche in questo caso monitorando con attenzione i segnali che la vita ci propone.

Lo sdolcinato e stucchevole buonismo stile tarda new age, così come l’ostinata e presuntuosa celebrazione del pensiero positivo fine a se stesso, fanno (comprensibilmente) rizzare i capelli a chi quotidianamente combatte con drammaticità quotidiane di disagio, malattia, povertà e disperazione .

L’ingenuo pressapochismo di chi crede di risolvere ogni cosa con un tutorial su youtube o capire la fisica quantistica leggendo qualche articoletto qua e la, unitamente al proliferare di bufale e fake news su qualsiasi argomento fanno (comprensibilmente) allontanare molte persone dotate di sana razionalità dal mondo del “sottile e dello spirituale” commettendo l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Per quello che riguarda l’aspetto che più ci sta a cuore ovvero i nostri tormentoni personali, le domande alle quali non riusciamo a dare una risposta, le situazioni che si ripresentano ciclicamente nella nostra vita e le vere e proprie sfide della nostra esistenza, la ricerca della via di mezzo è rappresentata da un prezioso cocktail di fiducia, voglia di darsi da fare, autoironia, presenza e disponibilità di auto superamento.

Se ho fatto per 379 giorni anziché 21 le belle meditazioni sull’abbondanza di Chopra e oggi mi hanno tagliato i fili della luce e messo le ganasce fiscali alla macchina o se sto invocando il mio Angelo Custode da 23 mesi 18 volte al giorno per trovare una relazione e ancora ieri sera l’ultima ragazza che ho portato a cena mi ha risposto picche la via di mezzo è evitare il ripresentarsi di schemi già sperimentati.

Non serve buttare via il bambino insieme all’acqua sporca dicendo che son tutte scemenze e che tanto siamo brutti, cattivi e sfortunati né nascondersi dietro un idiota e passiva deresponsabilizzazione new age dicendo che è il karma, che domani andrà meglio, che sicuramente vincerò al superenalotto o mi suonerà il campanello una splendida ragazza giurandomi amore eterno.

Siccome non siamo soli per davvero, gli Angeli esistono per davvero e l’Universo cospira per davvero per la nostra felicità, in questo caso la via di mezzo è continuare a fidarsi, praticare, allenarsi e affidarsi, unitamente ad un processo di amorevole e spietata ricerca dei nostri auto-sabotaggi interiori, delle convinzioni limitanti e delle abitudini acquisite più o meno consciamente che certamente stanno ostacolando la mia intenzione.

Questo processo di auto superamento è al tempo stesso un grande atto di fiducia e di umiltà che richiede una buona dose di autoironia ed elasticità e che di solito da ottimi frutti.

Perché non provare?

Questi giorni di Yeyalel che è l’Angelo che smaschera le bugie possono essere ottimi per iniziare incominciando a ricercare e smascherare le nostre bugie mandandoci comunque amore e ricordandoci che meritiamo davvero ciò che desideriamo!

Circoli viziosi, circoli virtuosi e libero arbitrio

La mattina presto, mentre bevo il caffè, mi concedo una rapida lettura al giornale e rifletto sulla qualità delle notizie e sulla drammaticità di alcuni fatti di cronaca.

Spesso fatico a mantenere uno stato di presenza e di centratura e rischio di identificarmi nelle emozioni che le notizie mi suscitano, diventando con il mio brontolare l’ennesimo ripetitore di frequenze di bassa qualità…

Siccome però so che le cose non sono come sembrano, cerco prontamente di scrollarmi da dosso quell’inutile energia ristagnante del giudizio e dello scoraggiamento e di voler cercare e trovare occasioni evolutive e di consapevolezza anche dalla cronaca quotidiana.

Stamattina, dopo aver letto l’ennesima atrocità riportata dal quotidiano, ho riflettuto lucidamente su come da un punto di vista logico ed etico la teoria della reincarnazione sia la sola a proporre un minimo di democrazia o perlomeno una forma di equilibrio e questa riflessione ha ancora di più confermato in me l’importanza del libero arbitrio e delle scelte personali come strumento evolutivo.

Ma andiamo con ordine.

Escludendo posizioni egoiche, infantili o ridicole, un’ipotetica logica della reincarnazione riguarda quella scintilla di energia spirituale, linfa vitale (anima?) che è contenuta al nostro interno e di cui è possibilissimo passare l’intera esistenza senza rendersene conto.

Non si reincarna Gino con la sua storia, il suo carattere, il suo bagaglio genetico, culturale, famigliare ma quella linfa vitale che è in Gino e per tutta la durata della sua esistenza può essere il “ponte” per riconnettersi a un percorso evolutivo che esisteva prima ed esisterà dopo di Gino…. Diciamo che Gino è il tupperware attuale di questa linfa vitale.

Se Gino vuole, sceglie e si accorge, può contattare questa linfa vitale ad esempio esplorando il suo Angelo Custode o il suo tema natale ( perché Gino non è nato in un determinato momento e luogo per caso) e decidere di onorare le sfide evolutive di questo passaggio.

Ritornando alle atrocità, questa logica assume sfumature da brividi e ci può far scivolare in una visione di Karma come contrappasso dantesco che nessuna persona di buon senso potrebbe considerare accettabile e che escluderebbe il libero arbitrio.

Una delle notizio di oggi è stata il ritrovamento di frigoriferi pieni di organi umani femminili che una giovane coppia messicana deteneva (non ho capito se per venderli) dopo un rituale che prevedeva l’adescamento da parte della donna di altre giovani donne per invitarle a provare dei profumi, lo stupro e l’assassinio da parte del compagno e infine l’espianto e la conservazione di questi organi.

Il pensiero lampo che mi è passato subito dopo lo sdegno e l’orrore, è che queste povere donne innocenti forse in un’altra vita han fatto atrocità simili e che i due squilibrati nella prossima vita potrebbero fare una fine analoga a quella delle loro vittime….

Questa riflessione però mi è parsa immediatamente superficiale e poco consolatoria.

Mi riportava ad una visione antica e deresponsabilizzante di Karma come circolo vizioso o virtuoso dal quale impossibile sfuggire…

Ho cercato dunque di farmi delle domande che prevedessero il libero arbitrio e la spinta all’evoluzione del tipo: “Chissà se le giovani vittime avrebbero potuto evitare questa fine?” e “Chissà se nel prossimo ciclo i due messicani riusciranno a sfuggire al triste karma che li attende?” e dopo essermi risposto di si in entrambi i casi mi son sentito meglio.

Credo che libero arbitrio sia proprio quella scintilla che può farci uscire dai circoli viziosi o rimanere in quelli virtuosi nonché l’unica meravigliosa prerogativa che può dare senso e pienezza alla nostra esistenza.

Lasciando da parte le atrocità e i casi “estremi” (che comunque sono tanti) e ritornando alla nostra dimensione di “normalità” , questa visione può aiutarci a spiegare e a gestire molte situazioni.

Tutti abbiamo dei tormentoni esistenziali, situazioni che ciclicamente si ripetono o si ripresentano e che ci accompagnano in modo più o meno silente per tutta l’esistenza.

Per alcuni possono riguardare la salute, per altre le relazioni, per altre ancora l’identità personale, il lavoro, il denaro o la gestione di determinate emozioni…

Pensare a questi tormentoni come possibili retaggi del nostro Karma può produrre in noi rassegnazione (se non crediamo nel nostro potere personale e libero arbitrio) oppure aiutarci ad accettarli e a fare la pace con loro e in seguito a considerarli da un altro punto di vista come lezioni evolutive da affrontare nel migliore dei modi.

Un lavoro può essere certamente duro e impegnativo, ma l’importanza dell’atteggiamento con cui decidiamo di svolgerlo e del significato che attribuiamo al fatto di doverlo svolgere può cambiare radicalmente la qualità della nostra vita, del tempo che dedichiamo e dell’energia che produciamo mentre lo svolgiamo.

Si tratta di spostare l’attenzione sul “cosa c’è da fare” e smettere di protestare o di negarlo e portarla invece sul “come si può fare” cercando mantenere il più possibile una buona energia nel qui ed ora.

In questi termini anche la logica del karma assume toni più equilibrati e un significato evolutivo più evidente.

Si può dunque uscire dai circoli viziosi ma anche da quelli virtuosi ed è sempre bene mantenere la volontà, l’umiltà e la gratitudine per riconoscere entrambi.

La vita sembra sbatterci in faccia l’evidenza di persone che nascono in contesti culturali, economici e genetici nettamente più favorevoli rispetto ad altri…

Qui a Torino ad esempio è frequente incontrare uomini e donne molto belli, biondi, alti , ricchi e sani che popolano le zone residenziali della crocetta o della collina piuttosto che personaggi tozzi, goffi e poveri che nascono e vivono nei quartieri di periferia.

La storia tuttavia ci ha sempre dimostrato che si può emergere da qualsiasi contesto così come sprofondare da qualsiasi altro.

Siccome la nostra energia determina le risonanze che ci andiamo a cercare, facciamo attenzione a non ristagnare in emozioni, sentimenti e pensieri inutili e dannosi, come l’invidia, la gelosia, il giudizio o l’autogiudizio.

Non perché sia “male” o sia un “peccato” e quindi per ragioni etiche…ma perché sarebbe una sterile protesta per nulla efficace, un negare l’evidenza con in più la certezza di mettere in moto tutta una serie di sfavorevoli condizioni energetiche.

Monitoriamo la nostra energia, i nostri sentimenti, il nostre re-agire di fronte a notizie, eventi, situazioni che ci circondano e proviamo a considerare ogni cosa presente nel qui e ora come un opportunità evolutiva…in questo modo – se per caso esiste un karma – forse possiamo iniziare a capirlo e guarirlo.

Anawel

I modelli di dispersione energetica: Il “controllante”

Il controllante spreca molta energia, prevalentemente a livello mentale ed emozionale perché vorrebbe poter tenere sempre tutto sotto controllo per evitare ogni sorpresa e non si rende conto che è un impresa assolutamente impossibile. Da questa frustrazione inevitabile deriva uno stato di saturazione emotiva molto doloroso e faticoso.

Se uno si accorge di essere un controllante è innanzitutto opportuno che mandi amore a se stesso ed eviti di giudicarsi. Per sviluppare e nutrire questa tendenza, infatti, oltre a un po’ di predisposizione concorrono molti fattori derivanti dall’imprinting famigliare: convinzioni limitanti, tendenza al pessimismo e alla preoccupazione, passionalità eccessiva, rigidità e perfezionismo, scarsa autostima, abitudine al giudizio e all’interpretazione, eccessi di materialismo…tutti fattori che contribuiscono a sperimentare pochissime esperienze di fiducia. Frequentemente un controllante è figlio di almeno un genitore controllante da cui ha assorbito più o meno consciamente i modelli..

Dietro il controllo c’è la paura: la tendenza a uscire dal qui e ora proiettandosi in un futuro ansioso con frasi tipo “….e se poi…?”.

Se si nutre il controllo, come tutte le cose cresce, e può arrivare ad assumere dimensioni patologiche e grottesche.

Mentre l’attenzione è una meravigliosa manifestazione di presenza nel qui e ora e di fiducia sullo sfondo, il controllo è sempre espressione di separazione, di paura e ansia.

Il controllo è arrogante perché non tiene conto della connessione che abbiamo con tutto e specialmente con il mondo sottile. Nel controllo c’è separazione dal tutto e l’illusione di poter arrivare da soli a fare tutto.

L’attenzione è un gioco di squadra dove ognuno fa la sua parte: noi, nel restare qui e ora con gli occhi bene aperti, i piedi ben ancorati a terra e il cuore in pace… e l’universo, la magia della vita, gli Angeli, nel farci incastrare in sincronicità provvidenziali o nell’aprire le porte della nostra intuizione.

Nel controllo invece c’è la presunzione di far da soli, incapacità a chiedere (a se stessi, alla vita o alla propria rete di relazioni) e di conseguenza grande chiusura energetica….

Se un controllante vuole stare meglio e diminuire l’enorme livello di stress (coi suoi veleni) deve andare a caccia di esperienze di fiducia, ricordarsi e accorgersi della bellezza del vivere sensazioni di fiducia, come un bambino che tiene la mano di un adulto forte e saggio e si lascia guidare.

Se scopri di essere un controllante ricordati che non è colpa tua e non è colpa di nessuno.

Smetti di giudicarti per questo e prova a coltivare e nutrire il seme della fiducia e del gioco di squadra con l’universo…

Se ti accorgi che i tuoi genitori han contribuito a farti diventare un controllante, non giudicarli e manda a loro amore, tuttavia concediti di aprirti a nuovi schemi di pensiero, a nuove convinzioni e soprattutto sperimenta sempre come ti fa sta stare un pensiero o un emozione, prima di nutrirlo nuovamente la volta successiva…

Per iniziare a smettere di essere un controllante….molla un poco la presa, rilassa le spalle, fai qualche bel respiro profondo. Guardati intorno e dentro di te e osserva cosa puoi lasciare andare ricordandoti che non puoi fare spazio al nuovo se conservi tutto.

Incomincia dalle piccole cose a fidarti e a giocare in squadra.

Non importa se non credi agli Angeli o alla magia della vita, è sufficiente che ti affidi alla saggezza del tuo inconscio, o alle risorse sconosciute della tua psiche.

Fai la tua parte, come meglio riesci e affidati.

Presto comincerai a sperimentare piccole sensazioni di fiducia e lentamente la pianticella della fiducia crescerà.

L’allenamento …energetico

piantaPer ottenere dei risultati nella vita come nello sport, è necessario un allenamento costante.

Attraverso stimoli ripetuti, le capacità migliorano, si stabilizzano e si attivano sempre più velocemente.

Lo stesso vale anche per la gestione delle energie sottili come pensieri, intenzioni, intuizioni e sentimenti.

Se si vuole diventare più stabili emotivamente, presenti a se stessi, lucidi e in grado di esprimere al meglio le proprie potenzialità e afferrare le occasioni della vita, non servono rimedi miracolosi, teorie suggestive o sedicenti guru da seguire ciecamente…. É sufficiente deciderlo e volerlo, allenandosi fiduciosamente e piacevolmente, dedicando tempo e spazio a questa intenzione. È un percorso che non richiede sforzo, ma il semplice ricordarsi di alcune leggi fondamentali…

  • Va tutto bene.

Occorre evitare il più possibile il dramma. Non entrare nel dramma della nostra mente (che mente) e non farci sedurre dal dramma altrui. Se siamo vivi e vegeti qualunque cosa accada non è un dramma. Qualunque cosa accada è un opportunità. Il primo grande dramma è dimenticarsi di mandare amore a noi stessi, attivando le energie devastanti dell’auto giudizio, del vittimismo e della lamentela. Scoprire è guarire e se oggi scopro di aver combinato un sacco di sciocchezze o di aver creduto a molte cavolate posso mandarmi amore e decidere cosa fare adesso. E ripartire.

  • Non siamo soli.

Non dipende tutto da noi, non dobbiamo arrivare a tutto né sforzarci ansiosamente di tenere tutto sotto controllo. L’universo è connesso, siamo connessi tra di noi, esistono energie sottili e alleati (come gli Angeli) che “cospirano” per la nostra felicità…. Ognuno deve fare la sua parte: la nostra è cercare di essere il più possibile nel qui e ora e rimanere aperti e disponibili alla magia della vita.

  • Chiedere è fondamentale.

Chiedere è un atto di umiltà e co-creazione, è ricordarsi di essere parte del tutto, è attivare antiche e potentissime leggi energetiche (“chiedete e vi sarà dato”, “cercate e troverete”, “bussate e vi sarà aperto”) Chiedere è uscire dai limiti ristretti del nostro Sé e aprirsi al tutto.

Se chiedo apro le porte della mia creatività, oltre che quelle della magia della vita, se non chiedo le chiudo.

  • Praticare da soli e con gli altri.

Se veramente per noi è un valore la crescita personale, se ci emoziona l’idea di avere un potenziale creativo da onorare ed esprimere, se ci ricordiamo con piacere di alcune intuizioni felici o di piacevoli momenti di pienezza, motivazione, lucidità e presenza e abbiamo voglia di viverne altri, allora possiamo fare spazio a queste energie e allenarle.

La tradizione spirituale antica e moderna ha dato precise indicazioni su cosa facilita lo sviluppo di queste abilità, è solo questione di ripartire.

Se non siamo abbastanza forti è bene farsi aiutare da qualcuno più allenato di noi, da altre persone che coltivano i nostri stessi interessi, da una comunità o una rete di supporto, da letture stimolanti e arricchenti.

Su cosa possiamo allenarci? Ecco alcuni suggerimenti…

  1. Rimanere svegli.

Ricercare la presenza, il qui e ora. Accorgersi dell’enorme potenziale creativo dell’adesso. Ritornare qui quando la mente ci porta nel passato e nel futuro. Fare del presente – sempre e comunque – un alleato e non un nemico. Disciplinare il corpo e la respirazione per allenare la presenza. Esplorare cosa stiamo nutrendo in questo momento e scegliere cosa vogliamo nutrire, ricordando che nulla vive senza cibo.

  1. Depotenziare le percezioni.

La presenza non esclude ciò che accade. La vita è quella cosa che accade mentre si fanno progetti. Le cose succedono, è necessario essere disincantati ed evitare fughe new age o eccessi di pensiero magico buonista. La materia è statica e dura. La mente è sempre in agguato per farci costruire aspettative o abitudini….e le cose spesso van storto. Il nostro potere è soprattutto ristrutturare quello che accade, non valutarlo, non giudicarlo, non interpretarlo né censurarlo o negarlo… Ricordarci le nostre intenzioni, i nostri obiettivi e ripartire sempre e comunque.

  1. Esplorare ciò che la vita ci porta.

Oltre a rimanere il più possibili presenti, possiamo allenare la nostra capacità di esplorazione. Rimanere aperti e disponibili a cogliere gli scopi e le opportunità che ci sono nelle cose che ci accadono, sia quelle che ci vengono incontro che quelle che ci andiamo a cercare. Se le cause o i perché di ciò che ci viene incontro sono nel passato, le opportunità e gli scopi sono nel presente, in quel presente che crea il nostro futuro…

  1. Rompere gli schemi

Siccome è follia pensare di avere risultati diversi facendo le stesse cose, è importante diventare disobbedienti alle nostre abitudini, agli schemi di comportamento, ai ruoli, alle maschere e agli atteggiamenti radicati. “Ritornare come bambini” è aprirsi alla spontaneità, provare strade diverse, osare, giocare, desiderare, appassionarsi…sempre ricordando di mettere nel bagaglio una buona dose di autoironia e autonomia , nel prendere meno sul serio noi stessi e gli altri.

 

 

 

Consapevolezza e nuove connessioni

Abbiamo c5scritto molte volte sulle pagine del blog, parlando di sviluppi delle applicazioni della fisica quantistica, della responsabilità e possibilità delle nostre energie di creare risonanze di livello superiore come primo passo per modificare la realtà che ci circonda.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi avendo intuito che i nostri processi più sottili come le emozioni, i pensieri e i sentimenti in qualche misura rappresentano l’unico reale contributo di energia che costantemente immettiamo nell’infinito campo quantico che ci contiene e ci circonda.

Oggi parliamo della relazione che esiste tra consapevolezza e produzione energetica.

La consapevolezza è l’elaborazione di un processo di coscienza.

Se la coscienza accade in un dato momento, la consapevolezza riguarda la fase successiva di ciò che è arrivato alla coscienza, una sorta di ricapitolazione intima e personale.

Diventare consapevoli non è un processo mentale o didattico.

La consapevolezza non si impara né si studia. Non è un processo che va dall’esterno all’interno ma qualcosa di esclusivamente interno.

Diventare consapevoli significa rendersi conto, accorgersi, vivere un’ esperienza.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa è un fatto assodato, non esistono dubbi o incertezze, tutto il nostro “sistema” globale ne prende atto: dalle cellule ai muscoli, dal cuore alle viscere, dal corpo al campo energetico.

In termini di trasformazione dell’energia e della realtà esterna, la consapevolezza è qualcosa che riguarda esclusivamente noi stessi. Non possiamo accorgerci di qualcosa che riguarda gli altri, al limite possiamo farci un idea, possiamo vedere o sentire, con tutte le grossolane limitazioni dei nostri sensi. Abbiamo parlato più volte dell’inaffidabilità delle nostre percezioni, di come le impressioni sensoriali possano fuorviarci o farci identificare in emozioni e pensieri distruttivi.

La consapevolezza invece è un processo semplice, sereno e profondo.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa, ci accorgiamo e ci rendiamo conto, cadono le gigantesche fette di prosciutto che avevamo davanti agli occhi e vediamo con chiarezza una realtà che era li disponibile, che magari altre persone avevano intuito o colto qualcosa per cui magari abbiamo girato intorno a vuoto per mesi o per anni….

Quando ci accorgiamo di qualcosa. Il cambiamento è immediato.

Non serve “lavorare su di sé” (che brutta e logora espressione…) non serve impegnarsi più di tanto ma è naturale che affiori spontaneamente in noi la giusta dose di passione, di desiderio e di determinazione per attirare ciò che ci manca.

Sin tanto che siamo controllati e controllanti, la consapevolezza è impossibile.

Tutto è pesante, faticoso, impegnativo …. E se una parte di noi vorrebbe fare qualcosa, ce ne sono prontamente due o tre che si sabotano per non farla, che trovano scuse o alibi.

Quando si diventa consapevoli, il desiderio è puro come quello dei bambini.

C’è passione, c’è fuoco, c’è davvero una mancanza che diventa come una potente calamita capace di attirare sorprendenti cambiamenti nella nostra vita.

La consapevolezza modifica immediatamente la nostra percezione. Quello che prima sembrava impossibile diventa possibile, quello che non vedevamo adesso lo vediamo, l’ingrediente da modificare nella nostra ricetta ci appare evidente…..

Tutta la crescita personale ruota intorno alla consapevolezza.

Nessun cambiamento reale, nessuna guarigione, nessuna motivazione e nessun desiderio si attivano in modo cognitivo o didattico…..

Immaginate di essere convinti di avere una porta chiusa davanti a voi.

Nessuno può aiutarvi, non avete le chiavi, non sapete come uscire, non provate neppure ad uscire…..Ma nel momento in cui vi rendete conto che la porta non è chiusa a chiave ecco che in un batter d’occhio siete fuori!

Tutti i discorsi fatti sulle connessioni e sulla legge d’attrazione, tutti i meravigliosi sviluppi della fisica quantistica, tutto il fantastico potenziale umano come co-creatore della realtà è completamente subordinato alla consapevolezza.

Per creare potenti connessioni di consapevolezza è sufficiente la disponibilità ad aprirsi, l’umiltà di riconoscere che le nostre percezioni sono limitate, che il nostro sistema di credenze è pieno di convinzioni trappola radicate in noi sino al midollo, la semplicità dei bambini e la loro passione la disponibilità ad aprirsi all’ironia e all’autoironia, a non prendersi troppo sul serio e un allenamento instancabile nel riconoscere sul nascere le trappole mentali ed emotive dell’abitudine, della rigidità e del controllo….

Per fare spazio alla consapevolezza è necessario osare, farsi delle domande costruttive, depotenziare una giornata o un periodo storto affermando a noi stessi che tutto può essere ristrutturato come opportunità.

É il primo passo, con  cui pian piano iniziare a renderci conto di cosa – esclusivamente in noi – blocca il flusso della creatività, della motivazione e della vita.

Costruire e attivare nuove connessioni e realtà

UnknownNel primo incontro abbiamo visto come l’essere umano sia una sorta di rice-trasmittente che produce e riceve frequenze energetiche che provengono / sono immesse da e nel campo energetico universale, e concorrono alla costruzione della realtà che viviamo.

Questo ormai è un dato scientifico consolidato.

Ci siamo chiesti cosa o chi regola la nostra “sintonia” e cioè da cosa dipendono le frequenze che inconsapevolmente costruiamo / riceviamo e abbiamo compreso come – in assenza di un attività specifica in questo senso – sia molto facile farsi “impressionare” dalle percezioni sensoriali.

I cinque sensi, che sono le porte della nostra percezione della realtà, sono continuamente sollecitati dalla vita quotidiana e tanto più ci identifichiamo nelle varie situazioni tanto più queste impressioni sono forti e la nostra energia di conseguenza è regolata passivamente.

Abbiamo capito che le impressioni sensoriali non solo condizionano la nostra produzione energetica ma vanno anche a interagire col materiale inconscio (l’ambiente che abbiamo soprannominato la “stanza dei bottoni”) e mettono in moto un meccanismo fisiologico di neuro associazioni, produzioni ormonali e un circolo vizioso di disagio che concorre alla nostra sintonizzazione energetica.

L’uomo – secondo gli scienziati moderni – è un partecipatore attivo della realtà, non solo un osservatore condizionante – e l’uomo che soffre, che è a disagio, identificato e bombardato dai sensi certo non produce delle grandi frequenze….

Sempre nel primo incontro – e nel blog abbiamo già toccato questo tema – avevamo visto come l’intenzione (energia cosciente e attiva) possa essere un mezzo potente per interrompere il processo dell’identificazione e del bombardamento sensoriale e farci spostare consciamente il focus altrove.

In pratica, se mi accorgo che una situazione o un evento mi sta “facendo male” (perché mi procura sofferenza, disagio, irritazione, preoccupazione o altre emozioni e pensieri distruttivi) posso interrompere questo processo accedendo ad una mia intenzione (ad esempio pace, serenità, ironia, fiducia o leggerezza) e oltre a stare meglio io, fare una cosa ecologica per chi mi sta intorno sospendendo un emissione di energia spazzatura nel campo collettivo.

Tutto molto bello a condizione che l’intenzione sia autentica e realmente nostra.

È come sostenere di voler cambiare canale e farlo realmente, non limitandosi a dirlo.

Abbiamo sperimentato come la pratica del test kinesiologico possa aiutarci a verificare se le nostre intenzioni sono reali oppure no, e abbiamo compreso come sia importante ritornare in uno stato di presenza nel qui ora, ad esempio facendoci dei promemoria sul cellulare, per abituarci progressivamente a “ricordarci di noi” e a non fuggire costantemente nel passato o nel futuro facilitando le impressioni sensoriali.

Nell’incontro di ieri sera ci siamo occupati del ruolo delle convinzioni limitanti.

Le convinzioni limitanti sono anche esse localizzate a livello inconscio (nella stanza dei bottoni)   sono attivate dalle impressioni sensoriali e a loro volta condizionano la percezione, creando un circolo vizioso.

Le convinzioni limitanti sono frasi dichiarative che non hanno attinenza con l’esperienza ma sovente la deformano o la generalizzano in modo grossolano.

Le convinzioni limitanti sono sovente mutuate dalla famiglia, dai condizionamenti ambientali e spesso sono luoghi comuni. Ogni convinzione limitante opera una chiusura e una forma di separazione, come un etichetta precostruita appiccicata addosso che riduce il nostro potere personale o un anatema energetico che attiva a sua volta impressioni distruttive.

Le convinzioni limitanti crescono con i falsi consigli del giudice interiore, prosperano nella rigidità e nel dogmatismo astratto.

Esistono convinzioni limitanti individuali e collettive e alcune sono entrate subdolamente nel nostro sistema di credenze.

Nell’ambito della medicina, ad esempio, molti medici hanno dimostrato – in perfetta risonanza con le scoperte della fisica quantistica – che esami strumentali, oggettivi e di laboratorio possono cambiare anche grossolanamente a seconda del nostro stato d’animo, dei pensieri sui quali siamo sintonizzati e della nostra energia…Eppure la credenza limitante che l’uomo sia un sistema chiuso e statico, come una macchina che si può misurare e alla quale si possono cambiare o sostituire dei pezzi, permane imperterrita.

Per superare le convinzioni limitanti dobbiamo imparare a darci dei permessi.

Il permesso è una meravigliosa energia semplice e immediata che il nostro inconscio conosce bene, un retaggio del nostro sé bambino spontaneo, capace di desiderare, essere appassionato e autenticamente volere.

Se un impressione – ad esempio – mi seduce sul giudizio o sulla presunzione, posso darmi il permesso a tutti i livelli di essere semplice e comprensivo, oppure leggero e aperto alla cooperazione.

Se ci concedessimo il permesso di guarire, di essere felici, di perdonarci, di stare bene o di essere sicuri e semplici nel nostro percorso quotidiano le cose andrebbero molto diversamente….

Ogni intenzione è un permesso che ci diamo.

Mentre il nostro piccolo, rigido e falso sé strutturato ci porta a identificarci nelle impressioni e a farci scazzottare da esse come un pugile, il nostro Sé superiore è sempre pronto e disponibile ad aiutarci a cambiare punto di vista, a operare una “conversione” se gli diamo il permesso.

I permessi sono appannaggio del nostro conscio.

Il conscio non serve a un granché, non sa fare pressoché nulla però ha il delicatissimo compito di vigilare sul sistema di permessi e di proibizioni.

Nell’infinito universo di variabili che la vita ci offre è il conscio che può operare una distinzione e lasciarci il diritto di connetterci su un’intenzione, anziché soccombere sotto il peso di un emozione o di un impressione…

Ad esempio, se leggendo queste parole voi sentite irritati o infastiditi ….è solo consciamente che potete darvi il permesso di andare oltre queste impressioni e di accorgervi se per caso possono esservi utili in qualche modo…

Siccome le impressioni e le convinzioni limitanti abitano nella stanza dei bottoni dell’inconscio, che come tale non possiamo conoscere, è perfettamente inutili arrovellarsi in modo cognitivo per capire i perché e i per come ed è molto più utile e semplice darsi il permesso di accorgersi, di accedere alla connessione superiore dell’intuizione o della sensibilità e ….lasciare che questo permesso operi a qualche livello.

Se abbiamo una visione spirituale della vita e se crediamo che dentro di noi, da qualche parte esista un frammento eterno (anima, sé superiore, essere di luce o come preferite chiamarlo) è molto semplice fermarsi un attimo, sedersi su una sedia e fare qualche respiro profondo, mettersi la mano sul cuore o sul petto e dare il permesso a questa parte di noi di essere percepita, sentita e di trasmettere pace….

Provate! Sarà sorprendente.

È sempre attraverso il permesso che possiamo verificare – in mancanza di un operatore o di una strumentazione di biofeedback se le tecniche o gli esercizi che utilizziamo ci fanno effettivamente bene.

Se il permesso apre la porta, è l’intenzione che stabilisce la strada ed è molto importante ricordarci delle nostre intenzioni in tutto ciò che facciamo…

C’è sempre un livello sul quale è possibile operare nel qui ora.

C’è sempre un intenzione possibile se ci diamo il permesso di trovarla.

Anche a livello di pratica individuale o di gruppo è molto importante stabilire un intenzione perché l’intenzione ha una sua frequenza e restringe il campo delle possibilità e la probabilità di disperderci o di ritornare passivi.

Enti governativi e gruppi di persone, in Australia e altrove hanno già sperimentato il potere di queste connessioni focalizzate, concentrandosi ad esempio sulla sicurezza e assistendo in tempo reale ad una diminuzione della microcriminalità….

La portata di ciò che si può fare focalizzandosi autenticamente su connessioni superiori e concedendosi il permesso di farlo è enorme…. Perché non provare?

Vi auguro buone connessioni, e vi dò un arrivederci al prossimo 14 gennaio per l’ultimo incontro di questo ciclo.

 

 

 

La legge di attrazione in pratica

Icalaml concetto di legge d’attrazione, per secoli appannaggio delle tradizioni esoteriche, è stato negli ultimi trent’anni ripreso a volte anche in modo semplicistico dai movimenti new age.
Alla luce delle meravigliose scoperte recenti della fisica quantistica si può finalmente fare un po’ di chiarezza su questo concetto.

Base della legge d’attrazione è che si “attira” l’energia che si produce.

È semplicemente un fenomeno di risonanza energetica, come un diapason che si mette a suonare se un altro diapason vicino accordato alla stessa frequenza, sta suonando.

Le prime considerazioni sulla legge d’attrazione ci rimandano dunque a considerare l’enorme importanza e responsabilità contenuta nelle emozioni che sentiamo, nelle valutazioni che facciamo, nei sentimenti e nei pensieri che proviamo…

La consapevolezza di questa dinamica ha spesso prodotto una pericolosissima trappola, andando a risuonare su un moralismo deteriore e sulla rigidità etica tipica della cultura cattolica e più in generale del dogmatismo religioso: la censura.

Censurare le proprie emozioni, i sentimenti o i pensieri non cambia la loro frequenza, anzi la potenzia. È un po’ come ascoltare Radio Dj e affermare continuamente che si sta ascoltando Radio Capital: chi ci sta vicino si accorge ancora di più di cosa stiamo realmente ascoltando.

Le cose a cui resistiamo, diventano più grandi e potenti.

Il nostro inconscio è naturalmente esperienziale e si oppone alle sciocche ipocrisie della mente conscia. Provate a chiudere gli occhi e sforzatevi di NON vedere un pomodoro… e lo vedrete. Sforzatevi di dormire e vi sveglierete, perché le NON esperienze sono una congettura, una astrazione della mente conscia che non ha riscontro nella vita reale che è quella che condiziona il molto più potente inconscio.

La censura è quindi inutile e dannosa.

Un saggio prete cattolico, Anthony De Mello, in un suo divertente libro affermava stupito che in confessionale i preti parlavano solo di sesso e le prostitute solo di Dio… I concetti che rispettivamente negavano e censuravano.

Per mettere in moto la legge di attrazione quindi, non è sufficiente “simulare” una frequenza, bisogna viverla realmente.

Se io continuo a ripetere e ripetermi che voglio l’abbondanza e la prosperità ma intimamente risuono su una vibrazione di paura e scarsità, continuerò ad entrare in risonanza con la scarsità e ad attirarla nella mia vita.

Se io mi ripeto che voglio amare ed essere amato, ma intimamente risuono su pretese e bisogni, continuerò ad attirare tali energie…

Non è sufficiente compilare tanti foglietti o ripetersi continuamente dei mantra per cambiare le proprie frequenze, serve un esperienza più profonda.

Come fare?

In primo luogo occorre attivare la meravigliosa energia della presenza e della consapevolezza.

Renderci conto di cosa stiamo realmente attirando adesso.

Emozioni, pensieri e sentimenti non sono colpe: accadono.

Accorgersi di ciò che accade e accoglierlo fiduciosamente continuando a mandare amore a noi stessi è un atto di grande impatto energetico.

Se invece di censurare le mie emozioni e i miei pensieri, li riconosco come tali, li osservo e cerco di non identificarmi in essi, l’energia che sto creando ( e quindi attirando) è di consapevolezza.

Colpevolizzarsi per i propri pensieri e sentimenti è inutile e sciocco perché oltre a non servire a nulla ci fa risuonare su frequenze di autogiudizio e giudizio e ci fa attirare tali frequenze….

Iniziando a praticare la presenza nel qui e ora e la consapevolezza, ci accorgeremo di tutte le inutili energie che come degli automi stavamo producendo e potremo festeggiare per questo, scegliendo poi eventualmente di mettere in discussione le coenel2nvinzioni e i valori limitanti…

Questo è l’unico, piccolo lavoro che può fare la nostra mente conscia. Il 93 per cento di tutto quello che è il nostro essere è governato dall’inconscio, ma quel piccolo 7 per cento rappresentato dal conscio stabilisce cosa e come governare. Ad esempio SCEGLIERE  di stare in presenza fiduciosa durante un emozione, pur sentendo l’emozione. E’ il libero arbitrio – se vogliamo vederlo così –  che richiede una partecipazione razionale e un elemento di  attesa e di scelta che frustri l’ego e al tempo stesso crei una condizione di alchimia  e di trasformazione energetica.

Il secondo passo per attivare l’enorme potere della legge d’attrazione è nutrirsi di stimoli, idee, contenuti, esperienze e persone che sono su questo cammino da più tempo e che naturalmente e spontaneamente possono farci da coach…

Stare vicino a tali persone aiuta perché sono dei ripetitori energetici potenti. E lo sono solo perché hanno praticato molto. Mi raccontavano ad esempio degli amici in questi giorni, di come è stato piacevole l’incontro con Sogyal Rinpoche e di come è stato facile in sua presenza mantenere la mente sgombra…Queste persone sono ovunque intorno a noi, alcune più conosciute e altre meno. Si riconoscono perché non si prendono troppo sul serio, cercano sempre il positivo, sono generalmente spontanee, soddisfatte e hanno entusiasmo in quello che fanno.

Bisogna evitare come la peste di mitizzarli o di cadere nel dogmatismo che genera censura, magari un ripetitore di energia positiva può essere il vostro panettiere o il gommista…

Con l’aiuto di queste persone, terapisti, associazioni gruppi e frequentazioni in risonanza tutto diventa più semplice.

Se voglio attivare la legge d’attrazione senza cambiare una virgola nella mia vita, senza fare spazio a cose nuove, e senza rivedere le mie convinzioni, sono come uno che vuole cambiare canale senza usare il telecomando: continuerò per forza a vedere lo stesso programma!

Contemporaneamente a questo secondo passo bisogna fare attenzione ai tanti produttori di energie inutili e dannose che ci sono in giro. Magari sono vicino a noi, magari sono famigliari o parenti e bisogna prestare molta attenzione nel non giudicarli, perché altrimenti entriamo in risonanza con l’energia del giudizio e dell’insoddisfazione e ….attiriamo risonanze sgradevoli.

Per far questo ci vuole autonomia, lasciare agli altri il diritto di essere come sono, molta ironia e….la capacità di difendere i propri spazi sacri e le proprie nuove intenzioni anche rompendo degli schemi, come ad esempio scegliendo di non nutrirsi troppo di televisione, giornali, brontolii politici, populismi da social network e similari…

La domanda che in qualsiasi momento può farci riflettere sull’energia che stiamo attirando è molto semplice: Che cosa sento in questo momento? Come sto? Sono soddisfatto? Mi sento al posto giusto al momento giusto?

L’ultimo passo per attivare alla grande la legge di attrazione è ricordarsi di cosa ci piace e di cosa ci appassiona.

La passione, l’emozione, il piacere sono energie molto potenti, come la gioia, la motivazione e l’entusiasmo.

Molte volte ci siamo talmente identificati nel brontolio, nell’auto commiserazione, nell’insoddisfazione e nel vittimismo da esserci dimenticati quali sono le nostre passioni e le nostre abilità.

Prendere in mano un pennello, disegnare, suonare uno strumento, praticare uno sport, esplorare mondi sconosciuti con la lettura, cucinare una prelibatezza, rotolarsi nell’erba e chissà quante altre meravigliose cose…possono essere i primi switch per iniziare ad attirare nuove energie e con esse nuove intuizioni, nuove relazioni e cooperare per un mondo migliore.