Il blackout dell’identificazione

L’identificazione è un blackout del nostro potere personale.

Ogni qual volta siamo identificati “paralizziamo” la nostra energia o, peggio ancora, entriamo in uno stato di dispersione energetica più o meno grande e nocivo per noi stessi e per  tutto l’ambiente che ci circonda.

Noi esseri umani siamo potenti produttori di energia e questa nostra funzione co-crea il mondo che ci circonda e lo condiziona.  Possiamo produrre connessioni tra di noi, amplificando la nostra energia in modo esponenziale in modo tale da incidere più o meno silenziosamente sulle questioni sociali, economiche, ambientali.

La nostra potenzialità più grande è quella di essere dei “ponti” tra terra e cielo, degli interruttori capaci di attivare energie celesti e di riflettere questa amplificazione  sulla terra creando e co-creando all’interno dei flussi di ciclicità delle sincronicità potenti e preziose…

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” sosteneva Ghandi nel sottolineare questa nostra meravigliosa possibilità e in maniera diversa gli faceva eco Einstein  dicendo che “la  crisi porta progressi…e la creatività nasce dalla crisi come il giorno dalla notte oscura”

Il potere personale di ognuno di noi è immenso ed è nel qui e ora.

Si esprime nei significati che diamo agli eventi, nella capacità di scegliere (e attivare) opportunità evolutive in ogni manifestazione della realtà.

Quando siamo identificati, perdiamo questo potere e diventiamo passivi come delle marionette in balia della ciclicità.

Esistono moltissime forme d’identificazione.

Possiamo identificarci nel nostro mondo interiore, osservarlo, amplificarlo e perdendoci in esso,  alimentando con la nostra auto narrazione  le emozioni, le sensazioni e i pensieri compulsivi che lo attraversano…

Possiamo identificarci nell’osservazione del  mondo esterno e nei suoi riflessi attivando giudizi, brontolii, lamentele e  dialoghi interni senza renderci conto che così facendo ne diventiamo parte integrante e andiamo sottilmente ad alimentare ciò che ci disturba.. .

Possiamo identificarci nell’illusione della ragione e del torto, in una visione rigida e normativa del bene e del male, del giusto e dello sbagliato…

Possiamo identificarci  in ciò che facciamo, nel senso di importanza che ci attribuiamo, nel senso di appartenenza a questo o quello schieramento, nell’assumere un atteggiamento da “tifosi”, da moralizzatori o da dogmatici…

Possiamo identificarci nel dolore e nella narrazione delle sue cause, dei suoi riflessi e  dei perché, nel vittimismo, nel senso di colpa, nel politicamente corretto e persino nella fuga, negando ogni possibilità evolutiva al “qui ed ora”.

Possiamo identificarci nelle relazioni e nelle  aspettative, costruirci delle improbabili “equazioni di felicità” del tipo le cose andranno bene quando accadrà questo o quello…

Facilmente ci identifichiamo nel nostro passato spesso prendendo per buono una narrazione sfalsata e relativa (se pur sacra e comprensibile)  delle esperienze fatte; oppure nel futuro  attivando atteggiamenti e modelli di “controllo ansioso”  come i tanti “ e se poi..” e il sottile sequestro emotivi della pre-occupazione.

Ogni emozione può essere fonte d’identificazione: dalla paura all’insicurezza, dall’incertezza alla rabbia, dal vittimismo all’autogiudizio…

Se vogliamo onorare il nostro potere personale ed esprimerlo (correndo il serio rischio di essere più felici e realizzati) è necessario lavorare duramente sullo smascherare e depotenziare le nostre identificazioni: riconoscendole, mandandoci amore per averle prodotte, sciogliendole nella luce della presenza, della semplicità, dell’autoironia  e della consapevolezza…

Tutta l’enorme energia che risparmieremo la potremo dedicare a costruire intenzioni di ben-essere, autonomia, neutralità, semplicità, condivisione, cooperazione e luce per migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda. 

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